
|
LE VELE SOLARI |
|
L’idea di dare
propulsione ad un veicolo spaziale grazie allo sfruttamento della radiazione
solare con le cosiddette ‘vele solari’, fu studiata dai pionieri
dell’astronautica già negli anni ’20.
L’impulso principale fu
dato nel 1897, quando fu dimostrata l’esistenza della pressione esercitata dalla
radiazione solare e nel 1921, grazie lo scienziato sovietico Konstantin
Tsiolkovsky che in un suo libro pensò all’applicazione spaziale di quell’idea
sostenendo che: ‘la pressione esercitata dalla luce del Sole può essere
applicata a veicoli, che abbandonata la Terra, richiedono soltanto un sistema di
propulsione per muoversi nello spazio’.
Il principio fisico che
sta alla base della vela solare è in pratica molto semplice. Veleggiare nello
spazio è come veleggiare in mare a differenza che la forza del vento viene
sostituita dai fotoni della luce solare e la vela classica da un grandissimo
foglio costituito da materiale altamente riflettente e dallo spessore di qualche
millesimo di millimetro.
La luce, infatti, è
composta da un numero elevato di fotoni che portando con sé una propria quantità
di moto esercitano una pressione sulla vela, conferendogli così
un’accelerazione.
La forza esercitata
dalla luce solare, però, dipende da due fattori: la distanza dal Sole, poiché
più si è lontani e minore sarà il numero di fotoni che investono la vela e la
superficie stessa di quest’ultima che deve essere molto estesa e quanto più
perpendicolare al fascio luminoso per sfruttare al massimo la pressione che
viene ad esercitarsi. L’accelerazione che si crea è comunque alquanto lenta,
però si deve anche tenere conto che è una forma di propulsione che non richiede
nessun costo in termini di combustibile.
Purtroppo, questo
progetto così innovativo, per quei tempi, non poteva trovare possibilità di
realizzazione e quindi per un lungo periodo fu accantonato. La prima applicazione pratica che, in un certo qual modo, si avvicinava alla teoria della vela solare avvenne nel 1973, quando la sonda americana Mariner 10, che sorvolò più volte la superficie di Mercurio, fu dotata di superfici che permettevano un controllo parziale dell’assetto sfruttando la pressione della radiazione solare.
Inoltre, nel 1977, il
Jet Propulsion Laboratory della NASA prese in considerazione un progetto di vela
solare da lanciare nel 1981 verso la cometa di Halley, allora in fase di
avvicinamento alla Terra. Nonostante tutto però, la NASA successivamente ritenne
che la tecnologia della vela solare non fosse ancora sufficientemente matura per
un progetto spaziale a così breve termine.
Secondo i suoi calcoli,
la Starwisp, così denominò la sua vela solare, avrebbe compiuto il viaggio in
soli 21 anni, alimentata dalla radiazione solare e da un fascio laser dalla
potenza di 20 gigawatt. Con un successivo sviluppo, sostenne Forward, si poteva
mettere a punto un’altra vela solare, dal diametro di 3,6 km., che sospinta da
un super laser a microonde da 43mila terawatt potesse arrivare fino alla stella
Epsilon Eridani, distante da noi 10,8 anni luce.
Nonostante da allora
molti scienziati hanno dedicato il loro tempo a questa tecnologia alternativa,
lo sviluppo delle vele solari rimane a tutt’oggi ancora in stato embrionale in
quanto, si è preferito dare la precedenza ad esigenze più dirette come la messa
in orbita dell’Hubble Space Telescope, la realizzazione ed assemblaggio della
Stazione Alpha e la pianificazione di una eventuale missione su Marte. E’ in ogni modo incoraggiante sapere che già da alcuni anni sono stati fondati enti per sostenere lo sviluppo di quest’idea come L’Union pour la Propulsion Photonique in Francia e la Solar Sail Union in Giappone che si spera possano accelerare lo sviluppo di questo nuovo sistema di navigazione spaziale che potrebbe rivelarsi utile per il futuro dell’esplorazione spaziale.
|
||
|
|