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IL SISTEMA SOLARE |
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Prima di tutto iniziamo con alcune unità di misura utili per comprendere meglio il resto dell'articolo
Unità di misura
Sulla Terra siamo
abituati a misurare le lunghe distanze in chilometri, ma quando ci troviamo a
dover misurare le distanze astronomiche, anche quest’unità di misura diventa
insufficiente.
Basti pensare che
la più piccola distanza astronomica, quella Terra – Sole, corrisponde a poco
meno di 150.000.000 di km., si può capire come siano necessarie unità di misura
più grandi per indicare le distanze tra le stelle.
Unità
Astronomica
Questo sistema di
misura è prevalentemente usato nella misurazione delle distanze nel sistema
solare. L’unità astronomica (UA) corrisponde alla distanza Terra – Sole e più
precisamente a 149.597.870 km.
Anno Luce
Uscendo dal
sistema solare, l’unità di misura utilizzata diventa l’anno luce. Esso
corrisponde, in pratica, alla distanza percorsa dalla luce in un anno. Poiché la
luce viaggia a circa 300.000 km al secondo ne consegue che in un anno percorre
9460 miliardi di km. Con questa unità di misura risulta quindi, che il Sole
dista 8 minuti e 19 secondi luce dalla Terra.
Parsec
Con il parsec, gli
astronomi esprimono le enormi distanze tra le stelle. Un parsec equivale a 3,26
anni luce e corrisponde alla distanza alla quale una stella misura 1 grado di
parallasse.
SISTEMA SOLARE
Origine del
sistema solare:
Circa 4,5 miliardi di anni fa, in una zona periferica della Via Lattea,
all’interno di uno dei suoi bracci a spirale, una vasta nube di gas e polveri
interstellari cominciò a contrarsi. Con l’aumentare della densità e della
velocità di rotazione la nube assunse una forma di disco appiattito, al centro
del quale si formò un corpo così caldo e massiccio nel quale, una volta
raggiunta una densità critica, si innescarono le reazioni termonucleari che
diedero origine alla stella che noi chiamiamo Sole.
Intorno ad esso la
polvere ed i gas residui, non potendo cadere verso il centro per via della loro
rapida rotazione, si aggregarono formando uno sciame di piccoli corpi secondari
legati gravitazionalmente alla protostella ed orbitanti a varie distanze da
essa, che successivamente daranno origine ai pianeti così come li conosciamo.
Questa è, molto
sinteticamente, l’ipotesi più accreditata sulla origine del sistema solare.
ILSOLE
Essendo la stella a noi più vicina, è l’unica della quale si possono osservare
le caratteristiche superficiali.
Il Sole, come tutte le stelle, è un globo completamente gassoso che ruota su se stesso.
Nonostante le continue reazioni termonucleari che avvengono nel suo
interno, non esplode disperdendosi nello spazio grazie all’enorme forza
gravitazionale che spinge dall’esterno verso il centro ed è, a sua volta,
responsabile della straordinaria pressione che porta al verificarsi delle
reazioni nucleari. Un delicato equilibrio di forze uguali ed opposte. Partendo dal suo centro, il Sole si compone di varie zone.
Il nucleo
che si estende fino a 150mila km. ed è il punto più caldo e più denso. Qui i gas
sono talmente compressi che raggiungono una densità superiore a quella del ferro
ed una temperatura di 15 milioni di °C.
Dal nucleo, fino a
500mila km. troviamo la zona radiativa una zona meno calda che è, in
pratica, un oceano scarsamente illuminato di fotoni dal quale dopo circa un
milione di anni emergono i raggi luminosi che noi vediamo.
A seguire entriamo
nella zona convettiva e la temperatura scende ulteriormente. In questa
zona i gas più caldi, provenienti dall’interno, si mescolano con i gas freddi
discendenti, creando un gioco di correnti che rimescolano i gas, portando in
superficie l’energia proveniente dal nucleo.
Con la
fotosfera, invece usciamo dall’interno della stella per entrare nella sua
atmosfera. Da questa regione gassosa che si estende per circa 500 km. ad una
temperatura di 5700 °C., arriva la radiazione luminosa. Si tratta del primo
strato visibile dal nostro pianeta. La fotosfera appare granulosa per via del
ribollire delle correnti nella sottostante zona convettiva ed è costellata di
macchie scure variabili dette macchie solari.
Scoperte da
Galileo nel 1610, le macchie sono il fenomeno di attività solare più facilmente
osservabile. Esse ci appaiono scure solo perché la loro temperatura è più bassa
di quella della fotosfera circostante (circa 4500°C.) a causa di forti
variazioni del campo magnetico solare.
Proseguendo
troviamo la cromosfera una regione molto rarefatta e trasparente, che si
estende per circa 14mila km., nella quale nascono fenomeni perturbativi
impressionanti come i brillamenti, giganteschi terremoti magnetici,
alcuni dei quali liberano una energia pari a 2 miliardi di bombe atomiche che
aumentano di splendore nel giro di pochi minuti per poi tornare alla normalità.
Tale regione raggiunge temperature di 40mila °C. ed è costituita da tante
fiammate gassose, dette spicole, alte fino a 10mila km.
Infine, come
ultima zona, abbiamo la corona solare, una regione di particelle
estremamente rarefatta ma dalla temperatura altissimo, circa 2milioni di °C. Non
ha un confine ben preciso, in quanto variabile, ed il suo flusso di radiazioni
che espande nello spazio prende il nome di vento solare. MERCURIO :E' il pianeta più interno del sistema solare e somiglia straordinariamente alla Luna.
Pianeta
dall’orbita molto eccentrica, 46 milioni di km la distanza minima dal sole (perielio)
e 70 milioni di km. quella massima (afelio), compie una
rivoluzione completa intorno al sole in 88 giorni. La
temperatura superficiale varia dai 430 °C. sull’emisfero illuminato ai –170 °C.
su quello non illuminato e proprio queste temperature impediscono la formazione
di un’atmosfera. La sua superficie, molto craterizzata, denota che durante la
sua vita è stato sottoposto ad un intenso bombardamento meteorico. In passato un
impatto particolarmente violento con un grosso asteroide, che ha rischiato di
frantumare il pianeta, ha prodotto un cratere di 1400 km. di diametro, noto come
Planitia Caloris
VENERE Secondo pianeta del sistema solare e ha la peculiarità di essere privo satelliti.
Unico pianeta con una rotazione retrograda, cioè che non avviene nello stesso senso della rivoluzione intorno al Sole; ruota intorno alla stella 224 giorni: meno del suo periodo di rotazione. Venere è ricoperta per lo più da grandi pianure con qualche depressione e rare montagne, ma sopratutto da vulcani di modeste dimensioni. La sua spessa atmosfera, circa 500 km. e densa acidi, zolfo e gas nobili, non consente osservazioni dirette sulla superficie. La pesante cappa di gas fa sì che la pressione atmosferica sul pianeta sia 90 volte superiore a quella terrestre e la temperatura al suolo pari a circa 460°C. Mentre ad alta quota lampi improvvisi solcano le dense nubi, percorse da venti a 370 km/h, nelle zone prossime al suolo regna la nebbia.
TERRA
E’ il più grande dei pianeti interni del sistema solare ed è l’unico a formare
con il suo satellite, un sistema planetario doppio.
Percorre la sua rivoluzione intorno al sole in 365,26 giorni e la sua unicità sta nella presenza di un’atmosfera a base di azoto e ossigeno, nella grande quantità di acque superficiali e nella temperatura relativamente stabile: fattori fondamentali per lo sviluppo di forme di vita. Il suo interno si suddivide in tre starti principali. Il nucleo, con una temperatura di 4000 °C. è composto da materiali di alta densità, soprattutto ferro e nichel e si estende per 3500 km. dal centro. Il mantello composto da materiale roccioso, che giunge fin quasi in superficie. La crosta, infine, è lo strato superficiale spesso meno di 40 km.
LUNA
Unico satellite naturale della Terra, è indispensabile alla presenza della vita
sul nostro pianeta in quanto stabilizza, con la sua presenza, l’inclinazione
dell’asse terrestre e quindi il clima del pianeta. Il suo moto è molto
complesso in quanto risente delle perturbazioni causate dal campo di attrazione
della Terra e dal Sole. Tali effetti deformano la sua traiettoria rendendola
eccentrica e con una velocità non uniforme.
A queste
caratteristiche è associata anche una asimmetria nella distribuzione della massa
che a conseguenza degli effetti di marea creati dalla Terra sulla Luna fa
sì che il satellite rivolga a noi sempre la stessa faccia. La sua rotazione
risulta quindi sincrona.
L’atmosfera lunare
è quasi inesistente con tracce di gas nobili come elio e neon. Non possiede
invece alcun campo magnetico anche se le rocce sulla superficie, che ne
contengono dei residui, dimostrano che in passato doveva esserne dotata.
Tra le teorie più
accreditate sulle sue origini meritano attenzione l’idea che possa essere nata
per semplice aggregazione di materiale in orbita intorno alla Terra, oppure per
fissione (distaccamento) dal nostro pianeta in seguito all’impatto con un grosso
asteroide, oppure ancora che sia stata catturata dal campo gravitazionale
terrestre nel corso di un passaggio ravvicinato.
Chiamato anche
pianeta rosso per via dell’inconfondibile colore della sua superficie è
molto più piccolo della Terra, ma l’inclinazione dell’asse ed il periodo di
rotazione sono simili a quelli terrestri. Ciò comporta un alternarsi delle
stagioni, analogo a quello terrestre.
L’atmosfera marziana è molto tenue e si estende per oltre 200km. sopra la
superficie ed è composta essenzialmente da anidride carbonica (95%), azoto,
argo, ossigeno, con una scarsa pressione al suolo. L’incapacità di trattenere il
calore solare causa grandi sbalzi di temperatura tra il giorno (-40°C.) e la
notte (-140°C.).
La superficie
appare disseminata di crateri, enormi vulcani, pianure e numerosi letti di fiume
che testimoniano un lontano passato ricco di acqua. Le osservazioni telescopiche
dei canali di Marte fatte dagli astronomi del secolo scorso, tra cui l’italiano
Schiapparelli, facevano ritenere che fossero di origine artificiale, cioè
costruiti da esseri intelligenti. Le analisi fatte dalle sonde Viking, hanno
però dimostrato che in realtà sono delle vallate naturali che sembrerebbero
essere state originate dall’erosione di corsi d’acqua.
Scomparsa dalla
superficie del pianeta, l’acqua sembra essersi ritirata nella estese calotte
polari
La struttura più
imponente, oltre le calotte polari, è il monte Olimpo, un vulcano alto circa
27km. con un cratere di 25 km. di diametro e largo 600 km. alla base
Il suo campo
magnetico, pressoché inesistente (1/1000 di quello terrestre) fa pensare che sia
sprovvisto di un nucleo metallico come quello terrestre.
Marte possiede due
satelliti dalla forma irregolare: Phobos dalle dimensioni di 23x20x28 km. e
Deimos dal diametro di 14 km. Si tratta probabilmente di asteroidi catturati dal
campo gravitazionale del pianeta.
Dopo aver
oltrepassato l’orbita di Marte in direzione Giove, troviamo una zona intermedia,
compresa tra le 2,1 e 3,6 UA che contiene una miriade di piccoli oggetti
rocciosi vaganti i maggiori dei quali raggiungono alcune centinaia di chilometri
di dimensione. Si tratta della cosiddetta fascia degli asteroidi, un gran
numero di corpi con orbite eliocentriche, cioè orbitanti intorno al Sole,
che affollano un anello spesso alcune centinaia di milioni di chilometri
Le loro orbite
sono, per alcuni, quasi circolari e per altri molto eccentriche. Il più grande
finora scoperto è stato battezzato con il nome di Cerere ed ha un diametro di
circa 1025 km.
L’ipotesi più
accreditata sull’origine della fascia di asteroidi è quella che invoca una
catena di urti distruttivi tra due o più corpi, originariamente formatisi tra
Marte e Giove, su orbite instabili.
Le orbite dei
corpi più grandi vengono tenute sotto costante controllo dagli scienziati in
quanto vi è la possibilità, se pur remota, che qualcuno di essi, uscendo dalla
sua orbita possa inoltrarsi verso le zone più interne del sistema solare come un
proiettile impazzito, con il rischio di entrare in collisione con la Terra
stessa.
Giove è il pianeta più grande del sistema solare. Il suo volume è in grado di
contenere ben 1300 pianeti come la Terra.
Giove, in pratica,
è una stella mancata. Al momento della sua formazione la sua massa non è stata
sufficiente a farlo contrarre su se stesso ed innescare le reazioni nucleari
come una vera stella. Se ciò fosse avvenuto nel sistema solare avremmo un
sistema binario, ovvero due stelle che ruotano intorno ad un baricentro comune.
Il fatto di
possedere 16 satelliti ne fa comunque, un sistema solare in miniatura.
Data la sua bassa
densità, poco superiore a quella dell’acqua, Giove risulta essere un enorme
palla di gas con un piccolo nucleo solido. La sua atmosfera, composta per l’88%
da idrogeno e per l’11% da elio, è caratterizzata da nubi spesse, sconvolte da
fortissimi venti generati dal calore degli strati interni. Infatti Giove irradia
un’energia 2 volte superiore a quella che riceve dal Sole.
La turbolenza più
conosciuta su Giove è la grande macchia rossa, un ciclone grande quanto
la Terra, che soffia a 360 km/h da più di tre secoli.
I satelliti
principali di Giove sono: Io, Europa, Callisto e Ganimede. Una speciale menzione
va fatta per Io, il satellite più attivo del sistema solare. L’elevato numero di
vulcani attivi sulla sua superficie provocano nevicate di fiocchi
bianco-giallastri di anidride solforosa. Le temperature vanno dai –150°C. ai
+30°C. in prossimità dei vulcani.
E’ sicuramente il pianeta più caratteristico. Uno dei cinque pianeti visibili ad
occhio nudo dalla Terra. Secondo in ordine di grandezza dopo Giove, condivide
con quest’ultimo molte caratteristiche.
Noto soprattutto per i suoi anelli, essi si rivelano essere molto sottili e
composti da tanti piccoli frammenti rocciosi che girano intorno come una giostra
ordinata. Si ritiene siano i resti di una luna disintegrata dall’impatto di un
asteroide o semplicemente del materiale che non è mai riuscito ad aggregarsi per
formare un satellite.
Saturno dispone di ben 18 satelliti, ma non si esclude che il numero possa
crescere, nonostante ciò la maggior parte hanno dimensioni trascurabili tranne
Tethys, Dione, Rhea, Iapetus e soprattutto Titano. Titano è il più grande
satellite del sistema solare, più grande anche di Mercurio. Dotato di una spessa
atmosfera contiene fiumi e laghi di metano liquido, colline di metano solido ed
un cielo dove piove altro metano.
URANO
La sua struttura è simile a quella di Giove e Saturno e quindi ricca di
idrogeno, elio e metano e con un piccolo nucleo roccioso.
Di Urano si conoscono 15 satelliti di cui i cinque più grandi sono Oberon,
Titania, Umbriel, Ariel e Mirando.
Gli strati superiori della sua atmosfera sono ricchi di nebbie di idrocarburi e
nuvole di metano mentre negli strati inferiori si ritiene che ci siano nubi di
ammoniaca e acqua.
Ultimo dei pianeti cosiddetti gassosi è 60 volte più grande della Terra.
L’atmosfera di Nettuno è molto turbolenta, probabilmente a causa dell’insolito
calore che emette il pianeta. Esso infatti, irradia una energia quasi 3 volte
superiore a quella che riceve dal Sole. Nuvole di metano vengono sospinte in
alto da correnti ascensionali calde, dando origine ad immensi vortici simili a
quelli di Giove e Saturno.
Intorno al pianeta orbitano 8 satelliti di cui Tritone e Nereide sono quelli più
grandi. Tritone è l’unico satellite, insieme a Titano di Saturno a possedere
un’atmosfera.
PLUTONE
E’ l’ultimo ed il più piccolo dei pianeti del sistema solare. A causa
dell’enorme distanza dalla Terra si sa ben poco, in quanto difficilmente
osservabile con il telescopio e non è mai stato raggiunto da sonde spaziali.
Plutone può essere considerato, insieme con il suo unico satellite: Caronte,
come un pianeta doppio in quanto c’è poca differenza anche tra le dimensioni. Si
pensa, infatti, che tutti e due possano essere ex satelliti di Nettuno, sbalzati
dalle loro orbite per non ben precisate ragioni; forse a causa del passaggio di
un corpo celeste.
A
differenza dei pianeti gassosi, la sua maggiore densità fa supporre che sia
ricco di materiali rocciosi.
In un recente congresso internazionale di astronomia
Plutone ha perso lo status di pianeta, in quanto troppo piccolo, ed è stato
associato ad una nuova classe di corpi celesti: i plutoidi
OLTRE IL SISTEMA SOLARE
Agli estremi confini del sistema solare, a circa 40.000 UA, troviamo una regione
dove si ipotizza che ristagnino miliardi di nuclei cometari, resti congelati
della materia originaria che formò i pianeti del sistema solare.
In questa regione detta Nube di Oort, si ritiene che questi corpi si
muoverebbero su orbite circolari ed episodicamente verrebbero perturbati dai
campi gravitazionali di stelle vicine. Tali perturbazioni produrrebbero due
effetti: l’allontanamento definitivo dal sistema solare oppure la caduta verso
il Sole stesso. In quest’ultimo caso si avrebbe la nascita di una cometa
periodica che inizierebbe così ad effettuare passaggi ripetuti intorno al
Sole.
Le comete sono essenzialmente costituite da un nucleo, da una chioma
e da una coda. Durante il loro passaggio nei pressi del Sole gli elementi
volatili del suo nucleo sublimano, dando origine ad una chioma ed una coda molto
estese. Durante la fase di avvicinamento alla stella il nucleo della cometa
precede la chioma e la coda, mentre durante la fase di allontanamento la chioma
e la coda precedono il nucleo.
Risulta quindi che ad ogni suo passaggio vicino al Sole, una cometa perda parte
del suo nucleo e di conseguenza, dopo un certo numero di passaggi, non ne resta
più niente. Nel percorso di una cometa viene detto Perielio il punto di
minima distanza dal sole ed Afelio il punto di maggior distanza.
LE STELLE
Nascita di una stella
Come descritto in precedenza le stelle si formano per contrazione di nubi
gassose a causa dell’attrazione gravitazionale che causa un riscaldamento della
nube stessa, dando origine ad un proto-stella.
In questa fase, però, irradiando energia la proto-stella tende a raffreddarsi e
tale raffreddamento facilita ancora di più la sua contrazione, in quanto le
forze gravitazionali trovano meno opposizione da parte della pressione interna
della proto-stella. La contrazione, inoltre, fa aumentare la temperatura in
quanto l’energia prodotta dalla contrazione viene convertita in energia termica
e quindi irraggiata.
Questa lenta e progressiva contrazione continua per milioni di anni finché la
temperatura della zona centrale della nube non diventa così elevata da innescare
le reazioni termonucleari.
Nel momento in cui iniziano tali reazioni la proto-stella si stabilizza in
quanto, grazie al calore che adesso genera il suo nucleo, non ha più bisogno di
contrarsi per generare energia termica. A questo punto è nata una stella.
Vita di una stella
Le stelle trascorrono lunghissima parte della loro vita in condizioni di
equilibrio stabile.
La pressione che agisce dall’interno verso l’esterno controbilancia la tendenza
della stella a contrarsi o collassare a causa della sua elevata gravità. Quando
questa condizione di equilibrio viene a mancare, ovvero quando una di queste due
forze prevalesse sull’altra, avremmo luogo ad una espansione o ad un collasso
della stella.
La vita media di una stella varia in funzione della sua massa. Stelle con massa
elevata bruciano con maggiore velocità di stelle con massa inferiore.
La vita di una stella, infatti, è determinata dal rapporto tra il combustibile a
disposizione e l’energia irradiata per unità di tempo. Quanto più piccolo è
questo rapporto tanto più velocemente la stella brucerà il suo combustibile.
Ad esempio: una stella con massa pari a 25 volte quella del Sole che irradia una
luminosità pari a 100 mila volte superiore brucerà il suo combustibile 4000
volte più velocemente della nostra stella ( 25:100.000= 4.000 ).
Classificazione delle stelle
Le stelle vengono classificate in vari modi, a seconda delle loro
caratteristiche.
Una delle grandezze che consentono di classificarle in base all’intensità del
loro flusso luminoso che riceviamo è la cosiddetta ‘
magnitudine stellare ’.
Le stelle vengono suddivise in varie classi (1, 2, 3, 4 etc.) in base alla loro
luminosità. Le stelle maggiormente luminose hanno una magnitudine minore (0, 1,
2) mentre quelle appena percettibili ad occhio nudo hanno una magnitudine
maggiore ( 6, 7 ).
La differenza di luminosità tra le varie classi di magnitudine è pari a 2,51. in
pratica una stella di magnitudine 1 risulta essere 2,51 volte più luminosa di
una stella di magnitudine 2 che, a sua volta, sarà 2,51 volte più luminosa di
una stella di magnitudine 3 e così via.
Un altro metodo di classificazione delle stelle è quello fatto in base al colore
superficiale della stella. Questo tipo di classificazione detta ‘classe
spettrale ‘ è strettamente collegata alla temperatura della stella.
La corrispondenza tra le varie classi spettrali è la seguente:
Ogni lettera inoltre, per meglio classificare la stella, è suddivisa in numeri (
1,2…..9 ).
Da tutto questo quindi, risulta che il nostro sole è una stella appartenente
alla classe G2.
Morte di una stella
Quando una stella ha bruciato tutto l’idrogeno di cui era originariamente
composta, trasformandolo in elio e via di seguito in elementi sempre più pesanti
fino ad arrivare al ferro, le reazioni nucleari all’interno del suo nucleo
cessano. A questo punto il bilancio energetico richiesto per l’equilibrio della
stella viene a mancare e la forza gravitazionale prende il sopravvento, dando
inizio ad una fase di contrazione e ad un conseguente aumento della sua densità.
La stella si trova ad attraversare uno stadio di profonda trasformazione; mentre
la regione centrale della stella collassa su se stessa, le regioni periferiche
si espandono nello spazio andando a formare quella che viene detta ‘nebulosa
planetaria ‘.
In termini evolutivi si dice che la stella è entrata nello stadio di ‘gigante
rossa ‘.
Con il passare del tempo, intanto, il nucleo continua la sua fase di
contrazione, arrivando alle dimensioni della Terra e con una densità elevata.
Ciò che rimane di questa trasformazione viene chiamata ‘ nana bianca ‘,
una piccola stella che brillerà per il calore accumulato finché un lento
processo di raffreddamento la porterà a spegnersi, trasformandola in una ‘
nana nera ‘.
A
questo punto la stella è morta.
Si calcola che il Sole entrerà nello stadio di gigante rossa tra circa 5
miliardi di anni e la sua espansione inghiottirà le orbite di Mercurio, Venere,
Terra e Marte.
Non tutte le stelle però, seguono questo percorso evolutivo spegnendosi
lentamente fino allo stadio di nana nera.
Nel 1931, un astrofisica indiano S. Chandrasekar dimostrò che esiste una massa
limite al di sopra della quale una stella non è in grado di auto-sostenersi come
una nana bianca. Questo valore della massa, conosciuto come ‘limite di
Chandrasekar ‘, corrisponde a 1,4 masse solari.
In pratica, in tutte le stelle con massa superiore a 1,4 masse solari, la
contrazione avviene in modo catastrofico e prende il nome di ‘collasso
gravitazionale ‘.
Il risultato finale di questo collasso è una ‘supernova ‘, il più
formidabile fenomeno esplosivo finora osservato nel cosmo. Quando una stella
esplode in una supernova può acquistare, in pochi giorni, una luminosità pari a
quella dell’intera galassia in cui si trova. In questa esplosione si ha
un’espulsione degli strati esterni della stella e la perdita della gran parte
della massa. Il nucleo, invece, collassa oltre i limiti della degenerazione
elettronica. I protoni e gli elettroni si fondono in un enorme nucleo composto
esclusivamente da neutroni e neutrini. La densità di tale nucleo raggiunge
livelli elevatissimi tanto che un
cm3
di questo
materiale avrebbe una massa di milioni di tonnellate.
Questo stato degenerato della materia viene detto: stella di neutroni.
Il suo diametro corrisponde a poche decine di chilometri ed a causa della
contrazione, la sua velocità di rotazione intorno al proprio asse aumenta
notevolmente, come anche il suo campo magnetico.
L’enorme emissione di energia e l’altissima velocità di rotazione, che può
arrivare a 10.000 giri al secondo, fanno di una stella di neutroni un corpo
stellare conosciuto anche come ‘pulsar ‘.
L’intenso campo magnetico, infatti, associato all’emissione di particelle
determina una regione in cui, queste ultime, vengono convogliate e la rotazione
fa sì che questa regione si trovi alternativamente esposta verso la nostra
direzione. Da qui scaturisce la pulsazione del segnale.
Abbiamo quindi visto che per l’equilibrio delle nane bianche esiste una massa
limite pari a 1,4 masse solari oltre la quale la materia degenera formando
stelle di neutroni. Ma cosa succederebbe ad una stella con una massa decine di
volte superiore a quella del Sole?
Nel 1972 gli scienziati Rohades e Ruffini dimostrarono che esiste un limite
d’equilibrio anche per le stelle di neutroni. Tale limite assoluto è pari a 3,2
masse solari.
Oltre questo limite possiamo assistere ad un collasso gravitazionale completo:
un buco nero.
Questo nome è dovuto al fatto che la luce emessa dall’astro non può uscire da
essa, in quanto viene frenata dall’enorme attrazione gravitazionale. Un raggio
di luce che passi nelle sue vicinanze verrà anch’esso catturato. Un osservatore
posto in lontananza osserverà quindi la luminosità della stella ridursi sempre
più finché le sue dimensioni non raggiungeranno il cosiddetto ‘ raggio di
Schwarzschild ‘ o ‘ orizzonte degli eventi ‘, al di sotto del quale
la luce cessa di essere percepita e le leggi della fisica si annullano.
In realtà un osservatore non vedrà la stella spegnersi totalmente in quanto l’elevata gravità curva lo spazio e rallenta, fino a fermarlo, il tempo stesso e di conseguenza si noterà solo una debolissima luce rossastra, immagine congelata di una stella ormai morta.
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