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I QUASAR |
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I quasar sono uno degli
oggetti più misteriosi ed altrettanto straordinari del cosmo. Le caratteristiche
che vengono loro attribuite arrivano a sfidare le capacità dell’immaginazione
umana e la loro vera natura è ancora tutta da comprendere.
La scoperta di questi
corpi incredibili risale alla fine del 1962 quando gli astronomi scoprirono una
classe di oggetti capaci di generare un’emissione radio intensissima e
fortemente concentrata dall’aspetto stellare. Il successivo studio più
particolareggiato di questi oggetti, però, mise in evidenza strane anomalie che,
contrariamente alle apparenze iniziali, rivelarono non essere affatto stelle. Di
conseguenza questi corpi celesti furono battezzati con il termine quasar,
appunto dall’abbreviativo quasi stellar radio source.
Oltre alla notevole
emissione radio, infatti, risultò che questi oggetti, ad un’attenta analisi
della loro luce con uno spettroscopio, dovevano essere anche estremamente
lontani: le prime stime attribuivano loro distanze superiori al miliardo di anni
luce e ad alcuni di essi, in particolare, si arrivava addirittura a 15 miliardi
di anni luce.
Da queste prime
caratteristiche apparve chiaro che per essere così visibili a simili distanze il
loro splendore doveva essere smisurato. Valutando, infatti, la magnitudine
assoluta del quasar 3C 273, venne fuori che il suo valore era pari a –25 e cioè
circa 1000 miliardi di volte lo splendore del Sole. Questo significava che il
suo splendore era superiore anche a quello di una intera galassia composta da
miliardi di stelle.
Questa luminosità,
inoltre, sembra venire sprigionata in un volume relativamente piccolo. Le
osservazioni fatte con i più potenti telescopi continuano a mostrare i quasar
non come oggetti estesi, come può esserlo una galassia o un ammasso stellare, ma
come singole stelle. Si calcola in pratica che essi contengano una massa pari a
decine di milioni di volte quella del Sole racchiusa in una zona di spazio dal
diametro di qualche migliaio di anni luce.
Ma non è tutto: nel 1963
si rilevò che i quasar subivano anche variazioni della loro luminosità.
L’importanza di questa osservazione ebbe un notevole valore in quanto questo
riduceva ancora di più le dimensioni ipotetiche dei quasar. Immaginiamo un quasar dal diametro di 1000 anni luce e distante 1 miliardo di anni luce. Se improvvisamente variasse, contemporaneamente, la luminosità su tutta la sua superficie accadrebbe che noi dalla Terra osserveremo il fenomeno in un tempo relativamente lungo. I raggi emessi dal lato del quasar più vicino a noi, infatti, giungerebbero a noi dopo un viaggio di un miliardo di anni, mentre quelli partiti nello stesso tempo dalla zona equatoriale arriverebbero con un ritardo di 500 anni.
Questo invece sembra non succeda. Nel 1966, infatti, si scoprì che il quasar 3C 446 aveva subito un aumento della sua luminosità di ben 3,2 magnitudini in un periodo di soli 10 mesi. Nonostante questo quasar fosse miliardi di volte più luminoso del Sole, è stato quindi capace di aumentare ulteriormente il suo splendore di ben venti volte in maniera fulminea. Osservazioni successive hanno poi stabilito che non si è trattato di un caso singolo. Il quasar 3C 446 infatti continua ad avere sbalzi di splendore con incredibile irrequietezza.
Se vogliamo comprendere
bene che genere di luce emana un quasar immaginiamo di posizionarne uno a 10
parsec di distanza dalla Terra (32,6 anni luce).
A quella distanza il
nostro cielo notturno verrebbe pervaso da un fascio luminoso, proveniente da un
singolo punto, ben 100 volte più intenso del Sole ed in grado di nascondere alla
nostra vista, tutte le restanti stelle della volta celeste. Dovremmo in pratica
abituarci più alla luce notturna che a quella diurna, nettamente inferiore.
Per effetto della
rotazione terrestre, oltre a ciò, avremmo dei periodi in cui il quasar ed il
Sole sarebbero visibili contemporaneamente di giorno, mentre di notte potremmo
finalmente vedere le stelle. Tutto questo se il quasar fosse posto ad una
distanza 2 milioni di volte superiore a quella che ci separa dal Sole.
I quasar, riassumendo,
non possono essere considerati ammassi di stelle di tipo galattico in quanto
troppo compatti, la loro variabilità luminosa indica dimensioni relativamente
piccole e l’energia che sono in grado di emettere è pari a circa 1046
erg/s, ovvero 10.000 miliardi di volte superiore a quella emessa dal Sole nello
stesso lasso di tempo.
Ma allora qual è la
natura dei quasar?
La domanda rimane
tuttora senza una risposta precisa e quindi gli scienziati sono entrati nel
campo delle ipotesi.
Si ritiene che un quasar
sia composto essenzialmente da tre parti: una zona centrale di circa due mesi
luce di diametro (120 volte il diametro del sistema solare), con una massa pari
ad un milione di volte quella solare; da un involucro gassoso ad avvolgere la
zona centrale, che si estenderebbe fino a circa 3000 anni luce dal suo centro e
da una corona di particelle che ingloba tutto il quasar, responsabile
dell’emissione radio.
La teoria più accreditata, invece, riguardo la loro natura è quella esposta da L. Gratton nel 1967. Partendo dal fatto che i quasar, pur essendo più piccoli di una galassia sono miliardi di volte più luminosi del Sole ed un milione di volte più pesanti, suppose che essi, espandendosi attraverso una serie di stati di equilibrio, in un tempo di qualche centinaia di milioni di anni, arrivino a diventare una nube fredda di gas dalla quale, in un certo momento, inizierebbero a formarsi le stelle. A lungo andare questo straordinario corpo celeste si trasformerebbe in un aggregato di stelle sempre più massiccio: i quasar diventerebbero, in definitiva, vere e proprie galassie.
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