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I BUCHI NERI |
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Affrontiamo questa volta il delicato argomento inerente i buchi neri. Parlare di
buchi neri può essere delicato poiché si è costretti a sconfinare in concetti o
definizioni che, in quelle condizioni così estreme della materia, non trovano
più riscontro con le leggi della fisica classica. Cercheremo quindi di
mantenerci sui principi basilari, senza entrare nel merito di formule o leggi di
fisica quantistica che rischierebbero di appesantire o rendere incomprensibile
quest’argomento.
Ormai è
risaputo da tempo quale sarà il destino finale del nostro Sole: tra circa 5
miliardi di anni tutto l’idrogeno presente sarà stato trasformato in elio,
dopodiché l’elio stesso verrà bruciato in carbonio e ossigeno e così via, fino a
formare elementi sempre più pesanti che comporteranno un rilascio sempre minore
di energia da parte della nostra stella.
Dopo
che tutti gli elementi in grado di produrre energia saranno stati bruciati, le
regioni interne non saranno più in grado di generare la pressione necessaria a
contrastare la forza di gravità ed allora avverrà che gli strati esterni del
Sole crolleranno su se stessi, comprimendo gli atomi della materia presente
finché non sarà la pressione degli elettroni stessi ad arrestare questa caduta
verso il centro.
Al
termine di questi eventi il Sole si sarà compattato in una sfera 10.000 volte
meno luminosa, delle dimensioni della Terra e con una densità elevatissima: un
cucchiaio di materia peserebbe circa 1.000 tonnellate. Si è così formata una
nana bianca.
Le
stelle però non finiscono tutte in questo modo. Nel 1931 il fisico indiano S.
Chandrasekhar calcolò che per stelle con massa superiore a 1,4 masse solari, la
pressione degli elettroni non sarebbe stata più sufficiente ad arrestare il
collasso, la gravità quindi avrebbe continuato la sua opera inarrestabile fino a
quando non saranno i neutroni rimasti ad arrestare nuovamente la contrazione. Il
risultato sarà una palla concentrata di circa 10/20 km di diametro, detta
stella di neutroni, con una densità talmente elevata che il nostro cucchiaio
di materia questa volta peserebbe almeno 10 miliardi di tonnellate.
Tra il
1965 ed il 1972 venne però dimostrato che questo stato avviene esclusivamente
per stelle che hanno una massa iniziale compresa tra 1,4 e 3,2 masse solari ed
il problema era che si conoscono stelle con masse fino a 20/30 volte superiori a
quella del Sole. Era lecito, quindi, domandarsi cosa succede a questo genere di
stelle così massicce?
Secondo
le attuali conoscenze si ritiene che in questi astri il collasso non si arresta
ma prosegue all’infinito fino a ridurre, teoricamente, la stella ad un singolo
punto.
Il
risultato di questo eterno collasso è appunto l’oggetto più incredibile che
possa esistere in natura: un buco nero.
Gli
effetti che un buco nero ha, sullo spazio circostante, sono tanto straordinari
quanto difficili da immaginare, primo su tutti l’incurvamento dello spazio
intorno a se stesso.
Secondo
Albert Einstein, infatti, la massa di un corpo nello spazio si manifesta come
una proprietà geometrica. Per rendere comprensibile questo concetto immaginiamo
un telo di gomma ben teso che rappresenti il nostro spazio.
Durante
la formazione di un buco nero, in pratica, avviene proprio questo: la stella si
contrae rapidamente, il campo gravitazionale e la massa tendono a diventare
infiniti e la materia collassata raggiunge uno stato al di fuori del nostro
spazio-tempo, dove le leggi della fisica cessano di esistere. Si è così formata
una singolarità.
Riportando il tutto sul nostro telo di gomma assisteremo alla formazione di una
specie di imbuto nel cui interno le pareti sono ormai parallele e non più
convergenti verso un fondo. A questo punto qualsiasi cosa vi cadesse dentro non
potrebbe più uscirne. In un buco nero, infatti, il campo gravitazionale è
talmente intenso che neanche una velocità di fuga di 300 mila km al secondo
sarebbe sufficiente: anche la luce ne rimarrebbe intrappolata.
Proprio
da questo deriva il nome buco nero poiché non riusciamo a ricevere nessuna
informazione luminosa da tutto ciò che vi cade dentro. Il punto oltre il quale
neanche la luce può più sfuggire è detto
orizzonte degli eventi.
Ma
forse la cosa più incredibile da considerare sono i cosiddetti effetti
relativistici legati ai buchi neri. Albert Einstein nella sua ormai famosa
Teoria della Relatività asserì che il tempo è fortemente concatenato allo spazio
e che, in determinate condizioni, lo spazio stesso può modificare addirittura lo
scorrere del tempo.
Egli
dimostrò, infatti, che in presenza di un forte campo gravitazionale il tempo
trascorre tanto più lentamente quanto più è intenso il campo in questione e
questo è proprio quello che avviene in prossimità di un buco nero.
Immaginiamo questa volta due astronauti: uno in caduta libera verso il buco
nero ed uno posto ad una distanza di sicurezza per osservare ciò che accade.
Abbiamo
detto che dai buchi neri non può uscire nessuna informazione luminosa ma allora
come possiamo fare per osservarli? Essendo preclusa l’osservazione diretta o
visiva dell’oggetto in questione, gli scienziati hanno pensato bene di osservare
gli effetti che un buco nero può provocare nello spazio circostante.
Si
ritiene che la materia in caduta verso un buco nero, prima di attraversare
l’orizzonte degli eventi emetta forti quantità di raggi X, come fosse un ultimo
grido prima di scomparire definitivamente dall’universo. Uno dei metodi
migliori, infatti, è quello di osservare le stelle che, pur se all’apparenza
singole, sembrano ruotare intorno ad un centro di massa con una compagna
invisibile che sia una sorgente di raggi X. L’ipotetico buco nero, con il suo
fortissimo campo gravitazionale, attirerebbe a sé enormi quantità di materia
dalla stella compagna che precipitando verso di esso con violenza può
riscaldarsi tanto da emettere appunto raggi X.
Da
osservazioni fatte dai satelliti al di fuori dell’atmosfera, sono state scoperte
decine di sorgenti di raggi X, di cui alcune sono state identificate come nane
bianche o stelle di neutroni mentre altre, avendo masse stimate superiori alle
3,2 masse solari, sono state considerate veri e propri buchi neri.
La
prima sorgente più accreditata ad essere un buco nero è stata Cygni X-1, dove
una supergigante blu di classe spettrale B0, orbita intorno con una compagna
invisibile intorno ad un baricentro comune in 5,6 giorni. Posto ad una distanza
stimata in 8000 anni luce alcuni ritengono che la materia in caduta verso il
buco nero abbia formato, intorno a quest’ultimo, un disco di aggregazione in cui
essa cade seguendo una traiettoria a spirale.
La
materia che cade dentro un buco nero che fine fa?
A
questa domanda hanno cercato di dare una risposta parecchi scienziati senza però
giungere a conclusioni certe; si è entrati solamente nel campo delle
supposizioni.
Alla
certezza che la materia che cade in simili oggetti non fa più parte del nostro
universo sono state costruite ipotesi riguardanti gli universi paralleli.
Si
crede che un buco nero possa creare un varco, conosciuto come ponte di
Einstein-Rosen, con un altro universo nel quale riverserebbe tutta la
materia in esso caduta, dando origine a qualcosa di esattamente opposto: un
buco bianco.
Ma c’è
chi ipotizza che questi ponti sfocino nel nostro stesso universo, dando così una
spiegazione all’esistenza dei quasar, i più lontani oggetti luminosi
conosciuti che brillano con un’intensità pari a quella di migliaia di supernovae
e di cui si sa ben poco.
Infine
c’è chi ritiene che i buchi neri siano il mezzo idoneo per spostarsi attraverso
l’universo in tempo zero o addirittura compiere viaggi nel passato.
Comunque sia a tutt’oggi i buchi neri vengono considerati più un’eventuale
ipotesi che un dato di fatto, vi sono alcune teorie che escludono la formazione
di questi oggetti, come per esempio le stelle con massa maggiore di 3,2 masse
solari che potrebbero, per qualche ragione, perdere la loro massa fino a
raggiungere un valore inferiore a quello previsto e non diventare mai buchi
neri. Certamente resta difficile accettare l’esistenza di simili oggetti, ne è la riprova quello che scrisse il teorico A. Eddington nel 1935, quando dopo aver studiato l’esistenza eventuale dei buchi neri, scrisse: ‘...penso che ci dovrebbe essere una legge di natura che impedisca alla stella di comportarsi in un modo così assurdo.’
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